Di Giovanni Centrella — 14 settembre 2026 | Analisi su dati ISTAT e CGIA di Mestre
Quando Giorgia Meloni ha giurato il 22 ottobre 2022, l’Italia usciva dal peggior shock inflazionistico dal 1984. Quattro anni dopo, l’emorragia si è fermata e il potere d’acquisto è tornato a crescere, ma la ferita non si è ancora rimarginata.
1. Ottobre 2022: il punto di partenza, il crollo
Il governo Meloni eredita un Paese in fiamme sul fronte prezzi:
- Inflazione all’11,8% a ottobre 2022, massimo dal 1984.
- Secondo ISTAT – Q4 2022: reddito disponibile famiglie +0,8%, ma potere d’acquisto -3,7% in un solo trimestre. La propensione al risparmio crolla al 5,3%.
Le famiglie mantenevano la spesa (+3% nominale) solo erodendo i risparmi.
2. La stangata 2021-2023 certificata dalla CGIA: +4.039 euro
L’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, su dati ISTAT, quantifica così il biennio nero:
“A causa del boom dell’inflazione registrato tra il 2021-2023, pari al +14,2%, la famiglia media italiana ha speso in questi ultimi due anni 4.039 euro in più. Se la spesa annuale nel 2021 ammontava a 21.873 euro, nel 2023 è salita a 25.913 euro (+18,5%). Aumento medio mensile: 337 euro.”
I rincari più violenti 2023 vs 2021: Voli internazionali +106,1%, Energia elettrica +93,1%, Gas +62,5%, Zucchero +61,7%, Riso +48,2%, Olio d’oliva +45,5%.
La CGIA parla di “perdita di potere d’acquisto che non ricordavamo da almeno 25 anni”.
3. Oggi: 2025, la lenta risalita
Il crollo si interrompe nel Q1 2023. I dati più recenti ISTAT:
- Q1 2025: potere d’acquisto +0,9% sul trimestre precedente. Reddito disponibile +1,8%, prezzi +0,9%, consumi +1,2%.
- Q2 2025: potere d’acquisto +0,3% (reddito +0,8%, deflatore +0,5%).
È la fase che il governo rivendica: dal 2023 le retribuzioni contrattuali crescono più dell’inflazione (+3,1% nel 2024, +3,3% nei primi 9 mesi del 2025).
4. Il nodo: i salari reali sono ancora sotto del 9%
Ed è qui che si spiega la percezione delle famiglie. Nello stesso dossier ISTAT:
Marzo 2025: “Le retribuzioni contrattuali reali sono ancora inferiori di circa l’8% rispetto a gennaio 2021”.
Settembre 2025: “Complessivamente le retribuzioni contrattuali in termini reali a settembre 2025 risultano inferiori dell’8,8% rispetto a gennaio 2021”.
Tradotto: con 1.500€ di gennaio 2021 compravi ciò che oggi ti costa 1.635€. Se sei rimasto a 1.500€, hai perso quasi un mese e mezzo di stipendio all’anno. E la pressione fiscale, secondo CGIA, nel 2025 è tornata al 42,8%.
Il bilancio finale in 4 numeri
| Indicatore | Q4 2022 – Insediamento | Oggi – 2025 |
|---|---|---|
| Inflazione annua | 11,8% | 1,5% – 1,6% |
| Potere d’acquisto ISTAT (trim.) | -3,7% | +0,9% (Q1) / +0,3% (Q2) |
| Costo extra vs 2021 (CGIA) | Inizio stangata | +4.039 €/anno |
| Salari reali vs gen 2021 | ~ -5% | -8,8% |
Conclusione: La nave è stata stabilizzata, l’inflazione domata, il potere d’acquisto ha smesso di crollare. Ma il recupero è lentissimo e, secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, non si tornerà ai livelli del 2021 nemmeno a fine 2027.
Fonti:
• ISTAT – Conto trimestrale AP, reddito e risparmio famiglie Q4 2022, Q1 2025, Q2 2025
• ISTAT – Prospettive economia italiana – Retribuzioni contrattuali reali settembre 2025 (-8,8% vs gen 2021)
• CGIA di Mestre – Report 03.02.2024 “Negli ultimi 2 anni il caro vita è costato 4.000 euro in più” – Elaborazione su ISTAT/Prometeia
• Corriere NET / ISTAT – Inflazione ottobre 2022 11,8%
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